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Pompeo

Grifo Edizioni, Castiglione del Lago ( Pg) 1987.

Per molti “Pompeo” è il testamento artistico di Andrea Pazienza, non solo perché racconta la discesa del protagonista nell’inferno dell’eroina con taglio lucido e freddo, ma anche per i continui riferimenti e rimandi alla sua vita e alle sue opere precedenti di cui Paz infarcisce tutte le tavole. In questo caso la sovrapposizione fra l’artista e il personaggio non è solo suggerita o sublimata: Pompeo è Andrea Pazienza e la sua storia è quella dell’artista. Lo stesso autore dirà di aver messo «le viscere sul tavolo».
La struttura del racconto parte con piglio diaristico, ma il flusso narrativo vira continuamente sulle coordinate dello spazio e del tempo con continui flashback. A tratti la vera protagonista del racconto sembra essere proprio l’eroina, motore unico della giornata di quasi tutti i personaggi che si affacciano nella storia, ma la “roba” è per Paz un modo di attualizzare il disagio, per rendere universale il suo messaggio.
La lingua è piena di neologismi e suona musicale nel senso e nei rimandi. Il tono varia continuamente, rivelando tenerezze inattese e altrettanto inattese crudeltà in un continuo allargare il campo con citazioni e omaggi culturali. Un testo tanto potente di suo da avere ispirato due diverse letture teatrali.
Il tratto è ricco ma irregolare, con una discontinuità quasi voluta, ricercata. In ogni caso funzionale al racconto. La critica si è accapigliata su questa ostentata indifferenza per la forma, mal digerendo i fogli quadrettati che l’autore usava al posto dei classici F4. Altri hanno visto in questa scelta un modo per rendere l’impatto del racconto ancora più immediato e potente. Andrea, invece, non aveva dubbi al riguardo: quadretti e fogli a righe rappresentavano l’evidenza del suo disegnare un diario, tanto da lasciare sulle tavole originali indicazioni a chi avrebbe “lavorato” il libro di non cancellarle in alcun modo. Con i quadretti anticipa alcuni elementi della Street Art, applica al fumetto quello che il cinema andava sperimentando con la steadycam dopo l’intuizione di Kubrick in Shining: l’avvicinamento al personaggio attraverso soluzioni tecniche innovative. Come se i “quadretti” prendessero il lettore per mano e lo guidassero nel mondo segreto di Pompeo.
Sfogliando le quasi 130 pagine del volume si ritrovano i totem culturali di Paz (da Borges a Majakovskij passando per Paperoga) ma anche tante persone che hanno condiviso un pezzo di strada con lui. Una galleria di citazioni e passaggi autobiografici che guidano il lettore in un percorso sempre più oscuro e angoscioso. Fino alla drammatica conclusione.

“Gli ultimi giorni di Pompeo” esce a puntate su Alter Alter a partire da aprile del 1985 e viene pubblicata in volume dagli Editori del Grifo nel 1987, perché nel frattempo i rapporti con Milano Libri si sono definitivamente interrotti per contrasti insanabili, tanto da impedire la pubblicazione della conclusione della storia su Alter Alter. Dietro la decisione il timore di raccontare una storia troppo dura in un momento in cui l’Aids – sindrome all’epoca molto diffusa fra i tossicodipendenti – stava esplodendo in Italia.

F.Graziadio

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EDIZIONI SUCCESSIVE

  1. Fandango Libri, Roma 2010