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Redazione

  • Pubblicato in Monografie

The Great

Primo Carnera Editore, Roma 1988

Il volume esce a pochi mesi dalla sua scomparsa e raccoglie storie e disegni pubblicati per la prima volta su Frigidaire. Vincenzo Sparagna ha suddiviso il materiale inedito in volume fra due titoli “pirata” per ottenere il miglior risultato economico possibile, operazione affatto gradita ai familiari di Andrea: “The great”, per l’appunto, e “Cose d’A Paz”. Un disappunto dovuto alla scelta di Sparagna di fare cassa assemblando in questi volumi anche disegni che Andrea aveva scartato per il suo puntiglioso perfezionismo (leggi rispetto per i lettori).

Il libro conosce un immediato successo commerciale e conquista il pubblico grazie alla freschezza dei suoi contenuti. Insieme a disegni sparsi e illustrazioni realizzate per la prima, seconda, terza e quarta di copertina l’antologia ripropone tredici storie brevi uscite su Frigidaire dal 1980 al 1986. Storie brevi, alcune brevissime, dove ritroviamo intatta la poetica di Andrea Pazienza. Il tratto è quello discontinuo che caratterizza la sua frenetica produzione di quegli anni. A racconti caratterizzati da un disegno semplice e lineare si alternano quelli dove Pazienza sperimenta le evoluzioni del suo segno grafico. Il linguaggio è quello che lo ha reso famoso: intimo, confidenziale, godibile e i temi affrontati con la sua dissacrante ironia sono i più vari, secondo la consuetudine delle collazioni.

F.Graziadio

 

 

  • Pubblicato in Monografie

Il libro rosso del male

Il Male Edizioni, I Quaderni del Male n.1, Roma 1981.

La satira di Pazienza è unica nel suo genere e riesce a far sembrare quasi tutto quello che viene pubblicato in quel periodo improvvisamente vecchio, stantio, ammuffito. La sua ironia fanciullesca e irriverente arriva dritta al pubblico – giovane e meno giovane – che in quel periodo consuma fumetto in quantità massicce. A fare la differenza, in questo caso, non è solo il disegno, ovviamente discontinuo come sempre accade nelle raccolte ma comunque già pienamente maturo, quanto la varietà di punti di vista con cui arricchisce lo sguardo sul suo tempo. Una galleria impressionante di gag, battute graffianti e piccole storie come quella famosissima de “Il partigiano” grazie alle quali Paz comincia a costruire il suo complicato rapporto con il Movimento bolognese: da un lato alfiere celebre, «una rock star», come ama definirsi lui stesso; dall’altra un groviglio di sospetti e malintesi dovuto all’incapacità di Andrea di allinearsi a quelli che erano i temi e le parole d’ordine dei gruppi extraparlamentari di sinistra. Nulla, comunque, che possa arrestare il successo di questo libro, passato di mano in mano come una reliquia in tutte le case degli studenti universitari per decenni e sempre ricercatissimo dai collezionisti. La ragione è evidente sfogliandone le pagine: “Il libro rosso del Male” contiene in nuce tutti gli elementi della poetica di Andrea Pazienza. Il talento nel disegno, la divertita ironia, la capacità di inventare un linguaggio personale e diretto e anche quella tensione drammatica che farà da sottofondo a tutta la sua produzione artistica. Un grande affresco di costume, capace di raccontare l’Italia di quegli anni da un punto di vista originale e umano. Persino i personaggi pubblici, gli uomini politici del tempo vengono da Pazienza raffigurati sotto il profilo privato, definendo quello che sarà uno dei tratti distintivi della sua poetica. Il volume raccoglie strisce e vignette uscite sul settimanale satirico “Il Male” fra il 1979 e il 1980 ed entra di prepotenza nell’immaginario collettivo di quegli anni. 

F.Graziadio

 

EDIZIONI SUCCESSIVE

  1. Editori del Grifo, Montepulciano 1991

  • Pubblicato in Monografie

Visca

Fandango Libri, Roma 2006.

In principio fu l’avvoltoio (Andrea sul trespolo dell’aula di disegno a provocare, immobile, il prof). O forse le caricature (Andrea che disegna per far ridere i compagni). Poi Sandro Visca mette a fuoco i ricordi ed ecco che dalle tenebre dell’oblio esce “Don Biscotte della Mancia”, prima storia a fumetti disegnata da Andrea Pazienza studente liceale in quel di Pescara. E il Don Biscotte del titolo è proprio lui: il professor Sandro Visca, docente di Figura disegnata, di soli elmo e foglia di fico coperto, diventato suo malgrado protagonista delle avventure del più talentuoso dei suoi allievi. Quando Andrea frequenta l’Artistico a Pescara inizia con il disegnare caricature di insegnanti e compagni di classe. Visca lo scopre e lo incoraggia a non accontentarsi. La risposta dello studente è inattesa: tre giorni senza presentarsi a scuola, poi arriva con una cartelletta e la mette in mano al professore. Dentro c’è, appunto, la sua prima storia a fumetti. Andrea ha raccolto il suo invito rendendolo il protagonista dell’avventura. E non aveva ancora sedici anni.
Sarà solo la prima di una lunga serie. Sandro Visca, baffi scuri e lunghi ricci neri, diventa l’involontario protagonista di una serie di strampalate avventure, non solo scolastiche, che lo accompagneranno per tutto il periodo pescarese di Andrea. Avventure disegnate su carta di ogni tipo, spesso a quadretti o addirittura millimetrata, fogli di fortuna. Fra i due nasce una amicizia che è anche rispetto artistico, tanto che sarà proprio Visca ad introdurre Pazienza alla galleria d’arte “Convergenze”, della quale diventerà un instancabile animatore.
Tutte le storie e le vignette di questo periodo giovanile sono raccolte nel volume “Visca” della Fandango, 164 pagine brossurate che fanno luce su uno dei periodi meno scandagliati della breve vita di Andrea Pazienza.

F.Graziadio

 

  • Pubblicato in Monografie

Favole

Edizioni Di, Castiglione del Lago 1998.

Fanciullo e sognatore Andrea Pazienza lo appare sempre, perché si può riconoscere l’approccio di bimbo anche nei suoi più oscuri viaggi nell’inconscio. Ma “Favole” è davvero l’incursione, colorata e accattivante, in un mondo bambino. Due brevi racconti inventati, ci spiega Vincenzo Mollica in una delle due introduzioni, per un fanciullo appena nato di nome Lorenzo. Sceneggiature esili ma di grande efficacia, sul filo del gioco linguistico da sempre caratteristica della poetica di Andrea. Piccole poesie, si potrebbero infatti definire le storie “A che serve un perepé” e “Il leone Pancrazio”, dove Paz lavora per sottrazione raggiungendo quella semplicità che arriva dritta al cuore dei bimbi. Dello “stupore” con cui Andrea affrontava le esperienza del mondo ci scrive invece la moglie Marina Comandini nella seconda introduzione del volume, ma qui Marina è davvero parte integrante del progetto artistico, perché i colori passati da lei sono parte importante dell’atmosfera dei due racconti. «Colorai con i pennarelli questi bellissimi disegni – scrive sempre Marina a concludere la sua introduzione – ed entrai per la prima volta accompagnata per mano dal suo autore, nell’incredibile mondo di Andrea Pazienza».
Il volume “Favole” esce la prima volta nel 1986 e viene ristampato in più occasioni e da diversi editori.

F.Graziadio

  

 

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