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Redazione

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Pazienza visto da Piersanti

Approfondimento della rassegna stampa
PAZIENZA VISTO DA PIERSANTI
a cura di Andrea Brusoni e Michele Ginevra
Autore di una decina di romanzi (uno di questi vincitore del Premio Viareggio nel 1997), traduttore, soggettista e sceneggiatore per cinema e fumetto (“Stigmate” e “Anonymes” di Lorenzo Mattotti), Claudio Piersanti è un altro personaggio che ha frequentato l’ateneo felsineo nello stesso periodo di Pazienza e di altri due scrittori che affondano le proprie radici nell’humus del ’77 e che seguono le lezioni di Gianni Celati al Dams: Palandri e Tondelli (anche se nelle opere di quest’ultimo la continuità culturale col Movimento risulta interrotta).Nell’archivio del Centro Fumetto di Cremona figura una sua breve intervista raccolta da Massimo Raffaeli sul Manifesto del 12 luglio 1995, in occasione della mostra “Lo spettacolo di Andrea Pazienza” ospitata nella Mole Vanvitelliana di Ancona. Piersanti racconta di come conobbe Paz e di alcune amicizie e frequentazioni in comune: in effetti a Bologna in quegli anni alcuni luoghi erano veramente dei porti di mare dove facilmente ci si incontrava e confrontava, come la casa di Bifo in via Marsili e la Traum Fabrik in via Clavature. Paz viene tratteggiato come un’artista dalla forte abilità narrativa, dotato di una grande sensibilità. Nell’intervista viene citato l’amico comune Claudio Lolli, cantautore bolognese militante, il cui disco “Antipatici antipodi” (Emi, 1983) reca in copertina un disegno di Pazienza e all’interno una canzone, “Non voglio mettermi il pigiama”, su testo di Piersanti.
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Stefano Benni

Stefano Benni, scrittore, poeta e drammaturgo, è uno degli intellettuali italiani che fin da subito hanno sempre dichiarato la propria ammirazione nei confronti del genio e della persona di Pazienza.
L'autore bolognese ha raccontato in pubblico le qualità di Pazienza in più occasioni e ha portato in scena “Pompeo”, uno dei capolavori più importanti della sua opera.
L'Archivio Pazienza del Cfapaz possiede le riproduzioni di due articoli significativi di Benni, che denotano un affetto speciale per Andrea. L'amicizia non intacca però la lucidità dell'analisi. I due articoli sono datati in due momenti diversi: il periodo immediatamente successivo alla morte dell'autore e il 1997, nove anni dopo.
Il primo, intitolato “Onore a Paz”, è un breve intervento pubblicato sul numero di luglio e agosto de “Il Picchio Rosso”, testata sanseverese. Si tratta di un ricordo doloroso, ma acuto, dell'amico appena scomparso. Il testo è costruito in tre passaggi: autocitazione di apertura, rievocazione aneddotica, morale conclusiva. La vita di Pazienza è stata talmente intensa e significativa che, come vedremo spesso, molti commentatori riescono a proporre azzeccate chiavi di lettura, pur con riferimenti diversi. Per esempio gli aneddoti, praticamente infiniti, che anche nel caso di quelli citati da Benni, testimoniano l'imprevedibilità e la profondità dell'autore. La conclusione è profetica: <<Onore a un piccolo, grande Maestro del disegno e della scrittura moderna italiana. Adesso e tra duecento anni. Scommettiamo?>>
Non sono ancora passati duecento anni, ma già il secondo articolo “Pippo e Caravaggio nella giungla di Paz”, pubblicato sul numero de Il Manifesto del 14 ottobre 1997, offre una prima conferma della profezia: Pazienza non solo non è stato dimenticato, ma è continuamente protagonista di mostre ed eventi, in questo caso la grande personale dedicatagli dal Comune di Bologna presso il Palazzo Re Enzo. Essere recensiti dalla penna fluida ed evocativa di Benni non è da tutti. L'opera di Pazienza è aggettivata con riferimenti ai geni più diversi e disparati: Leonardo, Bosch e... il disneyano Carl Barks! Si preavvisa il lettore anche in merito ai quadri giovanili, straordinaria produzione in grado di convincere anche i più scettici. Alla fine, lo scrittore manifesta il sentimento che in tanti provano. Pazienza manca, e questo fa soffrire, il suo lavoro manca... Ma questa circostanza spinge Benni a dichiare importante questa sensazione di privazione, anzi miracolosa! Pazienza <<...non è solo mettere un mito su una maglietta...>>, ma è anche un corpus artistico e narrativo in grado di parlarci ancora oggi, quasi trentanni dopo la sua scomparsa.

Michele Ginevra
  • Pubblicato in Paz l' artista

Biografia

Biografia

Andrea Pazienza nasce a San Benedetto Del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, il 23 maggio del 1956. Il padre Enrico Pazienza insegna Educazione artistica e la madre Giuliana Di Cretico Educazione tecnica. La famiglia vive a San Severo, in provincia di Foggia, dove Andrea scopre il disegno e sperimenta il suo talento. «Il mio primo disegnino riconoscibile l’ho fatto a 18 mesi – dice su Corto Maltese di novembre del 1983 – Era un orso. Questo testimonia quanto era forte in me il bisogno di disegnare». Ha solo dodici anni quando si trasferisce a Pescara per studiare. Qui prende il via la sua carriera, sia per la realizzazione dei primi fumetti che per le frequentazioni artistiche che lo portano a esporre prima e a diventare poi, giovanissimo, cotitolare della galleria “Convergenze”, frequentata da pittori e intellettuali della città abruzzese. A Pescara nasce anche l’amicizia con Tanino Liberatore Sbarca a Bologna nel 1974 per iscriversi al Dams, ma sarà subito completamente assorbito dal lavoro di fumettista e non si laureerà mai. Un solo esame lo separa dal traguardo, ma lui non se la sente di affrontare Umberto Eco passare “Estetica”.La frequentazione degli ambienti universitari, specie degli studenti fuorisede che si raccolgono a Bologna da mezzo Paese, sarà però il brodo primordiale da dove prenderà la maggior parte dell’ispirazione artistica. Quel mondo caotico e scalcinato fatto di politica ed esplorazioni sessuali, discussioni interminabili e pasti saltati diventa la scenografia all’interno della quale Andrea muove i suoi personaggi.
L’Italia si accorge di lui nel 1977, quando la rivista Alter Alter pubblica “Le straordinarie avventure di Pentothal”. E’ un successo inatteso e clamoroso, Pazienza diventa il punto di riferimento del Movimento studentesco bolognese che si riconosce in quelle tavole e stringe amicizia con i principali artisti della scena fumettistica di quegli anni. Sempre nel 1977 entra a far parte della rivista Cannibale – fondata da Stefano Tamburini e Massimo Mattioli – dove si presenta con Filippo Scozzari e chiama Tanino Liberatore. L’attività di fumettista diventa sempre più il centro della sua vita. Tutto ruota intorno all’urgenza di raccontare che travolge un gruppo che passa da Cannibale a Frigidaire passando per Il Male.
Sono gli anni della sperimentazione e della satira. Andrea diventa sempre più famoso e ricercato. A marzo del 1981 Frigidaire pubblica “Giallo scolastico”, dove fa la sua prima apparizione Zanardi, e la sua popolarità esplode, creando anche qualche piccola gelosia con gli altri artisti del gruppo. Andrea viene coinvolto in collaborazioni di ogni genere e saggia le sue capacità espressive con altri strumenti come la pubblicità, i poster, i calendari, i dischi… Tutti vogliono un disegno di Andrea Pazienza.
Paz inizia anche ad insegnare, a Santa Cristina di Gubbio dove sorge la Libera università di Alcatraz coordinata da Jacopo Fo e poi a Bologna. Qui sorge la scuola del fumetto “Zio Feininger” dove tiene lezione insieme a Igort, Daniele Brolli, Magnus, Lorenzo Mattotti, Silvio Cadelo e tanti altri.
Sono anni di attività inarrestabile, anche a causa dell’eroina che è entrata nella sua vita e succhia i suoi guadagni. Andrea sforna storie e vignette a una velocità impressionante, tutto senza interrompere la sua attività di pittore e senza rinunciare a collaborazioni con il mondo della grafica pubblicitaria, del cinema, del teatro. Realizza anche cartoni animati e videoclip. Nel 1983 Francesca Alinovi organizza la rassegna “Registrazione di Frequenza” presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna ed ospita le opere di Andrea e del gruppo Valvoline: è la prima volta che il fumetto raggiunge in Italia una simile considerazione artistica. Poi espone anche presso la galleria milanese Nuages e alla mostra “Nuvole a go-go” nel Palazzo delle Esposizioni di Roma.
A settembre del 1984 lascia Bologna per trasferirsi in Toscana a Montepulciano, in provincia di Siena, ma continua a percorrere l’Italia in lungo e in largo per la sua inesauribile spinta creativa. Inizia a collaborare anche con Linus, crea Frizzer con la solita banda, disegna per Tempi Supplementari, Tango, Zut. Pubblica su Comic Art. A Roma, nel giugno del 1985, conosce Marina Comandini, che nel 1986 diventerà sua moglie e si trasferirà in Toscana con lui.
Negli ultimi anni Andrea Pazienza viaggia e lavora senza sosta. Fumetto, illustrazione, grafica. Ma anche teatro e cinema, con Roberto Benigni che non lo accredita fra i collaboratori per “Il piccolo diavolo” ma poi gli dedica il film. A Montepulciano nascono il romanzo grafico “Pompeo”, che tanto ci dice di lui, così come Astarte e alcune delle sue storie più importanti, e a Montepulciano trova la morte, nella notte del 16 giugno 1988.

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