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Prevert

E' stato Pier Vittorio Tondelli a farmi conoscere Andrea Pazienza, precoce interprete di un mondo acido e sballato. Nell'introduzione a un volume dedicato proprio ad Andrea Pazienza, Pier Vittorio lo ha definito il James Joyce del fumetto. E ha aggiunto: “è riuscito a rappresentare il destino, le astrazioni, la follia, la genialità, la miseria, la disperazione di una generazione del 1977 bolognese.

Di quel movimento Andrea Pazienza è stato il cantore, il poeta, l’artista forse più grande”. Mi sono sempre fidata di Pier Vittorio Tondelli, specialmente se mi parlava di chi, come lui, ha cantato un mondo pieno d’ansia e di rifiuti, di libertà e di autodistruzione. Non so se Pier Vittorio abbia mai visto questi disegni che Andrea Pazienza ha realizzato a 16 anni.

Sono 17 tavole che illustrano 3 componimenti di Jacques Prevert: “Tentativo di descrizione di un banchetto in maschera a Parigi, Francia”, “Lo spazzino (balletto)” e la pièces teatrale “Entrate e uscite”. Andrea Pazienza ha disegnato queste tavole nell'estate del 1972: era appena rientrato nel suo Gargano dopo aver frequentato il terzo anno del Liceo Artistico Statale Giuseppe Misticoni a Pescara. Un liceo fuori dal comune, con dei professori che avevano capito chi avevano di fronte e con cui Andrea Pazienza aveva costruito un rapporto di stima. Un rapporto così importante che lo ha portato a dedicare questi fumetti ad uno dei suoi insegnanti, quello di Figura Disegnata: Sandro Visca. Sappiamo tutti che, finito il liceo, Andrea Pazienza si è trasferito a Bologna, si è iscritto al DAMS e ha vissuto quegli anni magici, creativi, aperti.
Erano anni in cui si pensava che tutto fosse possibile e Andrea Pazienza ne ha interpretato l’anima carnevalesca, poetica, dissacrante. Un profilo geniale, scentrato, del dolore, dell’inquietudine dei figli del Sessantotto impegnati a trasformarsi da contestatori a spettatori. I disegni di quegli anni li conosciamo tutti come conosciamo i personaggi che lo hanno reso famoso. Ma nessuno ha mai visto questi così puri, disegnati quando era giovane giovane e il sangue gli scorreva veloce nelle vene.
Chissà. Forse Andrea Pazienza ha voluto illustrare i versi di Jacques Prévert proprio per la stesso desiderio di libertà che tutti e due hanno vissuto. Due artisti popolari e anarchici, antiborghesi e  sperimentali, audaci e comunicativi.
Chissà se a far conoscere Jacques Prévert ad Andrea Pazienza è stato proprio questo illuminato professore Sandro Visca. Ad ogni modo ringraziamolo. Ringraziamolo per aver dato coraggio a un giovane pieno di speranze. Ringraziamo Michele e Mirella per aver voluto rendere pubblici questi disegni che nessuno ha ancora visto. E soprattutto ringraziamo lui, Andrea Pazienza, per aver aperto una finestra sulla vita coi suoi disegni e il suo linguaggio.
Forse l’unico completo documento di slang italiano.

Fernanda Pivano Milano, 29 giugno 2009

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