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Redazione

  • Pubblicato in Monografie

Zanardi

Primo Carnera Editore, Milano 1983.

Massimo Zanardi è il personaggio più noto fra tutti quelli usciti dalla matita di Andrea. In una intervista uscita su Linus nel 1981 Paz lo presenta così: «La caratteristica principale di Zanardi è il vuoto. L’assoluto vuoto che permea ogni azione». Un buco nero della coscienza dal viso spigoloso e dal naso sempre più adunco con il passare degli anni. Nella “sua” Bologna, “Zanna” è lo studente ripetente del liceo scientifico Fermi. I suoi inseparabili amici sono Sergio “Pietra” Petrilli e Roberto “Colas” Colasanti, ma definirli amici è forse eccessivo - tra di loro non corre traccia di umano sentimento - Più opportuno chiamarli compagni di avventure.
Nella stessa intervista Andrea traccia il confine fra la sua produzione precedente e quella che prende il via con Zanardi: «Voglio ritrovare quella matematica che mi è mancata all’inizio. E’ quest’assenza in fondo che mi ha permesso di fare Pentothal, ma ora me ne devo assolutamente discostare». E così quanto in Pentothal era onirico, discontinuo, emotivo come un ininterrotto flusso di coscienza, viene ordinato da Paz in modo del tutto nuovo. Con risultati che conquistano il pubblico.
Zanna, per molti un vero e proprio alter ego di Andrea, è un personaggio tragico e, a parte alcune storie dell’ultimo periodo, tragiche sono tutte le sue avventure, dove il nichilismo del protagonista apre scenari di droga e violenza sempre più cinici e crudeli.

La prima apparizione di Zanardi è su Frigidaire, che nel marzo del 1981 pubblica “Giallo scolastico”, seguono “Pacco”, “Verde matematico” e via via le altre, in tutto saranno 17, uscite su Frigidaire, Corto Maltese e Comic Art. La prima raccolta di storie di Zanardi è invece del 1983, per i tipi della Primo Carnera Editore. Ne fanno parte “La proprietà transitiva dell’uguaglianza” (disegnata per l’occasione), “Giallo scolastico”, “Pacco” e “Verde matematico”. Nel volume entra anche “Giorno”, dove non appare Zanna ma che sembra fare da esperimento e prologo alla svolta impressa da Andrea alla sua arte in quel periodo, complici le lezioni sul cinema seguite al Dams.

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EDIZIONI SUCCESSIVE

  1. Editrice Comic Art, serie Grandi Eroi n.20, Roma 1988
  2. Editori del Grifo, Montepulciano 1993 e 1994
  3. Baldini e Castoldi, Milano 1997
  4. Baldini e Castoldi, Milano 1998
  5. Fandango Libri, Roma 2008
  6. Fandango Libri, Roma 2008
  7. Fandango Libri, Roma 2013

 

  • Pubblicato in Lost and found

Lost and found

Piccoli e grandi misteri dell' opera di Paz

KEITH HARING A CASA DI ANDREA PAZIENZA
Ci scrive Alessandra Iaia : “anni fa acquistai da una nota galleria di Trieste il quadro in foto, e’ un disegno di Keith Haring , pennarello su plastica , che ritrae due coniglietti che si annusano .
Sono molto legata a quest’opera perché ha una storia che il gallerista mi ha scritto nell’autentica: fra il 1982 ed il 1983 , Keith Haring soggiorno’ per un lungo periodo a Bologna, abitando nell’abitazione di Pazienza, dove realizzo’ per un’amica di Pazienza ( Patrizia M. ) il curioso soggetto di due coniglietti che si annusano.
Qualche anno dopo questo pennarello di Haring fu regalato da Patrizia ad un collezionista del triveneto dicendogli che esiste anche una foto che ritrae l’artista nell’atto di disegnarlo .”
Saremmo felici se qualcuno avesse questa foto da inviarci, oppure altri pezzi di questa storia da raccontarci.

  • Pubblicato in Archiviando

Pazienza visto da Piersanti

Approfondimento della rassegna stampa
PAZIENZA VISTO DA PIERSANTI
a cura di Andrea Brusoni e Michele Ginevra
Autore di una decina di romanzi (uno di questi vincitore del Premio Viareggio nel 1997), traduttore, soggettista e sceneggiatore per cinema e fumetto (“Stigmate” e “Anonymes” di Lorenzo Mattotti), Claudio Piersanti è un altro personaggio che ha frequentato l’ateneo felsineo nello stesso periodo di Pazienza e di altri due scrittori che affondano le proprie radici nell’humus del ’77 e che seguono le lezioni di Gianni Celati al Dams: Palandri e Tondelli (anche se nelle opere di quest’ultimo la continuità culturale col Movimento risulta interrotta).Nell’archivio del Centro Fumetto di Cremona figura una sua breve intervista raccolta da Massimo Raffaeli sul Manifesto del 12 luglio 1995, in occasione della mostra “Lo spettacolo di Andrea Pazienza” ospitata nella Mole Vanvitelliana di Ancona. Piersanti racconta di come conobbe Paz e di alcune amicizie e frequentazioni in comune: in effetti a Bologna in quegli anni alcuni luoghi erano veramente dei porti di mare dove facilmente ci si incontrava e confrontava, come la casa di Bifo in via Marsili e la Traum Fabrik in via Clavature. Paz viene tratteggiato come un’artista dalla forte abilità narrativa, dotato di una grande sensibilità. Nell’intervista viene citato l’amico comune Claudio Lolli, cantautore bolognese militante, il cui disco “Antipatici antipodi” (Emi, 1983) reca in copertina un disegno di Pazienza e all’interno una canzone, “Non voglio mettermi il pigiama”, su testo di Piersanti.
  • Pubblicato in Archiviando

Stefano Benni

Stefano Benni, scrittore, poeta e drammaturgo, è uno degli intellettuali italiani che fin da subito hanno sempre dichiarato la propria ammirazione nei confronti del genio e della persona di Pazienza.
L'autore bolognese ha raccontato in pubblico le qualità di Pazienza in più occasioni e ha portato in scena “Pompeo”, uno dei capolavori più importanti della sua opera.
L'Archivio Pazienza del Cfapaz possiede le riproduzioni di due articoli significativi di Benni, che denotano un affetto speciale per Andrea. L'amicizia non intacca però la lucidità dell'analisi. I due articoli sono datati in due momenti diversi: il periodo immediatamente successivo alla morte dell'autore e il 1997, nove anni dopo.
Il primo, intitolato “Onore a Paz”, è un breve intervento pubblicato sul numero di luglio e agosto de “Il Picchio Rosso”, testata sanseverese. Si tratta di un ricordo doloroso, ma acuto, dell'amico appena scomparso. Il testo è costruito in tre passaggi: autocitazione di apertura, rievocazione aneddotica, morale conclusiva. La vita di Pazienza è stata talmente intensa e significativa che, come vedremo spesso, molti commentatori riescono a proporre azzeccate chiavi di lettura, pur con riferimenti diversi. Per esempio gli aneddoti, praticamente infiniti, che anche nel caso di quelli citati da Benni, testimoniano l'imprevedibilità e la profondità dell'autore. La conclusione è profetica: <<Onore a un piccolo, grande Maestro del disegno e della scrittura moderna italiana. Adesso e tra duecento anni. Scommettiamo?>>
Non sono ancora passati duecento anni, ma già il secondo articolo “Pippo e Caravaggio nella giungla di Paz”, pubblicato sul numero de Il Manifesto del 14 ottobre 1997, offre una prima conferma della profezia: Pazienza non solo non è stato dimenticato, ma è continuamente protagonista di mostre ed eventi, in questo caso la grande personale dedicatagli dal Comune di Bologna presso il Palazzo Re Enzo. Essere recensiti dalla penna fluida ed evocativa di Benni non è da tutti. L'opera di Pazienza è aggettivata con riferimenti ai geni più diversi e disparati: Leonardo, Bosch e... il disneyano Carl Barks! Si preavvisa il lettore anche in merito ai quadri giovanili, straordinaria produzione in grado di convincere anche i più scettici. Alla fine, lo scrittore manifesta il sentimento che in tanti provano. Pazienza manca, e questo fa soffrire, il suo lavoro manca... Ma questa circostanza spinge Benni a dichiare importante questa sensazione di privazione, anzi miracolosa! Pazienza <<...non è solo mettere un mito su una maglietta...>>, ma è anche un corpus artistico e narrativo in grado di parlarci ancora oggi, quasi trentanni dopo la sua scomparsa.

Michele Ginevra
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